La badessa Hildegard von Bingen: mistica o maga?

Negli ultimi anni si è sentito parlare ampiamente, della enigmatica figura di Santa Ildegarda di Bingen, la badessa tedesca che, in epoca medievale, tenne testa a personaggi potenti come l’imperatore Federico Barbarossa.
Molti storici e studiosi si sono occupati di approfondire sia l’operato che la personalità della monaca soprattutto dopo il 2012, quando il papa Benedetto XVI° la dichiarò Dottore della Chiesa, avvenimento da considerarsi piuttosto raro poiché nel corso dei secoli, un titolo del genere fu attribuito ad un numero relativamente ristretto di santi e finora, in tutta la storia della Chiesa, le figure femminili insignite con tale onorificenza, sono soltanto quattro.
Seppure la sua conferma di culto risalga al 26 agosto 1326 e seppure già presente nel Martirologio Romano con il titolo di Santa, Ratzinger ha proclamato la sua canonizzazione equipollente, il 10 maggio 2012 estendendone il culto liturgico.
Curiosamente però, la badessa di Bingen è un personaggio conteso anche dal mondo olistico/esoterico, per sua natura antitetico al pensiero cristiano-cattolico, se non altro perché contrario ai dogmi della Chiesa.
Come mai?
Per riuscire a comprenderne le motivazioni, occorre addentrarsi nella complessa personalità e nella filosofia di Ildegrada la quale, certamente, costituì un’eccezione nel contesto storico in cui visse ed operò.
Nata nel 1098, nell’Assia renana, era ultimogenita del barone Hildbert von Bermensheim che sin dalla tenera età, le precluse un’infanzia tradizionale a causa delle sue precarie condizioni di salute.
Molto presto, la famiglia la introdusse in un eremo claustrale dipendente dal convento benedettino di Disbodenberg, affidandola alle cure di Jutta di Spanheim, una giovane monaca aristocratica; ebbe come educatore il prestigioso confessore del convento benedettino, Volmar il quale molti anni dopo, una volta divenuta badessa, fu anche il suo fedele segretario.
La formazione della giovane, si realizzò attraverso la conoscenza delle Sacre Scritture in lingua latina e tedesca.
Quando, tra il 1112 e il 1115, Ildegarda prese i voti dalle mani del vescovo Ottone di Bamberga, la sua cella monacale si era trasformata in una piccola comunità all’interno del convento tanto che ella stessa, a trentotto anni, ne acquisì la direzione dopo la morte di Jutta.
Sin dalla prima infanzia, ricevette visioni e premonizioni divine, tant’è che la sua vita non si svolse soltanto tra le mura monacali, nonostante appartenesse all’ordine di clausura.
Naturalmente, osservando con gli occhi di noi contemporanei, le dinamiche della storia di Ildegarda, non è difficile comprendere che le origini nobiliari e i rapporti stretti con personaggi dell’aristocrazia o dell’alto clero, contribuirono senza alcun dubbio, a creare
Monaca, dipinto di O.Borrani l’influente prestigio ch’ella riuscì ad imporre sull’ambiente circostante.
Supportata dalla sua guida spirituale, Volmar, la badessa prestava attenzione alle proprie visioni ma non desiderò mai renderle note finchè, nel 1141, entrò in una crisi psico/fisica molto profonda, dopo un contatto mistico che le intimava di scrivere e pubblicare le manifestazioni spirituali ricevute.
In epoca medievale, la Chiesa difficilmente accordava la possibilità di ufficializzare eventi di questo genere, a causa delle diffusissime manifestazioni pseudo mistiche che, assiduamente, venivano dichiarate anche dalla gente comune.

Inoltre, non bisogna dimenticare che la magia, la superstizione e le ritualità pagane, spesso, si confondevano o addirittura, si mischiavano a quelle religiose.
Nel caso di Ildegarda, le cose andarono diversamente poiché le testimonianze ch’ella riportava delle proprie visioni erano esclusivamente atte ad esaltare -e mai a contrastare- la parola di Dio
Da quel momento, una volta ottenuto dall’abate benedettino, il permesso di mettere su carta i suoi accadimenti mistici, la monaca non solo, realizzò lavori di scrittura ma decorò i propri testi con splendide miniature artistiche.
Nei tre libri profetici – Liber scivias, Liber vitae meritorum, Liber divinorum operum – ella analizzava realisticamente, le modalità con cui le visioni le si manifestavano, interpretandone i significati con grande chiarezza e spiegando con convinzione assoluta, che non si trattava né di sogni, né d’ immaginazione.
Nel Liber scivias oltre a narrare le visioni, invitava l’essere umano ad imparare a riconoscere i legami tra il Creato e il Creatore, a considerare i segreti cosmici, a porre attenzione alla Redenzione, al Redentore e ad aprirsi alla misericordia di Dio.
Il Liber divinorum operum, scritto nel 1163, sintetizza il significato teologico ch’ella professava sulle conoscenze della fisiologia, del cervello e del
Dal manoscritto Scivias. Ildegarda riceve una visione e la descrive al suo segretario. rapporto tra l’uomo e la cosmogonia, tra microcosmo e macrocosmo. L’essere umano al centro della creazione, per volere del sovrano del Creato ossia il Padre celeste.
Hildegard fu anche musicista e poetessa; alcune liriche religiose le raccolse nel Symphonia harmoniae caelestium revelatiunum.

Nel frattempo, si occupava delle cure agli ammalati; la sua innata capacità medica si evidenzia nel Causae et curae, vero e proprio trattato di anatomia dove si enumerano le patologie fisiche dovute a ripercussioni psichiche: un’opera dove è già presente un pieno superamento della dicotomia tra anima e corpo e dove i rimedi naturali erano largamente, presi in considerazione.
Alcune moderne discipline olistiche che si occupano di armonia tra mente e corpo, per la conservazione e la cura della salute, hanno riscoperto la figura della mistica mitteleuropea tentando di dimostrare che siccome in epoca medievale, il clero cattolico condannava tutte le pratiche erboristiche e la medicina alternativa (come la definiamo oggi) a guisa di rituali esoterici dettati da forze occulte contrarie alla legge di Dio, Ildegarda a rigor di logica, dovesse essere una maga.
All’esame dei testi scritti dalla religiosa, però, non è possibile riscontrare alcun presupposto che lasci intendere una sua eventuale appartenenza ad un mondo legato all’esoterismo o alla magia, poiché in ogni sua opera l’autrice si preoccupa, con grande attenzione e chiarezza, di rapportare qualunque modalità di cura e pratica medicale alla mano del Signore, creatore di tutte le cose e dalla cui volontà scaturisce anche la sapienza umana e lo specifica anche nel descrivere l’uso delle erbe di cui ella fu rigorosa esperta.
Ildegarda considerava la malattia come una rottura dell’equilibrio tra corpo e spirito. L’uomo si ammala quando è in conflitto con se stesso e con gli altri, quando è spinto da sentimenti di odio e rancore.
La malattia è caos e disordine: dunque, salute e malattia dipendono dall’equilibrio tra corpo e anima; ella definiva la guarigione un processo globale che avviene su più livelli ed affermava che gli elementi di guarigione sono già presenti nel nostro corpo e le energie curative sono reperibili in natura.
Un trattato fondamentale per le informazioni che lasciò in eredità, a proposito di tali concetti, fu il Phisica dove la badessa affronta i temi sulle proprietà curative di minerali, erbe, radici e frutti come doni della natura.
Lo scritto venne considerato una tra i più popolari della medicina naturale.
La gerarchia degli angeli, sesta visione del manoscritto
Scivias (Codice di Wiesbaden, facsimile del 1927)

In epoca contemporanea, gran parte delle discipline olistiche procedono da filosofie non in linea con il dogmatismo cattolico.
In realtà la figura di Ildegarda dimostra che sono le ideologie a separare questi mondi, poiché a proposito delle cure medicinali con l’utilizzo delle erbe e delle risorse naturali, la Chiesa da sempre, ricorre a tali rimendi e la storia antica lo dimostra poiché nei monasteri sia maschili che femminili, esistevano laboratori erboristici, orti botanici e giardini per la coltivazione di piante officinali, oltre ad erbari e codici miniati che descrivono decotti e ricette per la cura del corpo, con l’uso delle piante.
La badessa di Bingen era dunque maga?
Il suo pensiero religioso e filosofico, ampiamente riportato nei testi che ella redasse, testimoniano senza ombra di dubbio, il suo altissimo carisma mistico e l’amore incondizionato verso il Creatore. Partendo da questo concetto, la monaca compose e affinò tutta la sua ricerca e sapienza di vita.

Papa Eugenio III, avendo ricevuto innumerevoli voci d’indagine sul suo carisma, indisse una commissione di controllo,
Codice miniato medievale nonostante egli fosse impegnato nel Sinodo diTreviri, per accertare l’autenticità delle visioni che, puntualmente, venne confermata dopo aver esortato Ildegarda a rendere nota, per iscritto, ogni sua visione.
Anche i contatti della badessa con l’influente monaco cistercense, Bernardo di Chiaravalle, permisero l’adesione papale alla divulgazione delle sue riflessioni.
Non le vennero, però, risparmiate polemiche da parte di alcune cerchie monastiche e clericali per la costruzione di un nuovo convento a Rupertsberg, nel 1151 -oggi sostituito da una ferrovia, sorta nel 1857- e di un secondo luogo di preghiera, ad Eibingen, sul lato opposto del Reno, risalente al 1165 e ancora oggi, floridissimo centro religioso e culturale.
Anche grazie all’aiuto dell’imperatore Federico Barbarossa (del quale fu sincera consigliera ma che non esitò a rimproverare duramente, quando egli oppose ben due antipapi ad Alessandro III) il suo convento ottenne una certa indipendenza economica, per garantire la vita e le attività delle monache; ma neppure stavolta ricevette i consensi da una schiera ecclesiastica conservatrice dei privilegi.
La sua conduzione del monastero fu sempre caratterizzata, da un clima di rigore morale secondo i dettami religiosi canonici ma, nel contempo, promulgava una visione positiva della quotidianità, una ricerca di serenità attraverso le piccole cose di ogni giorno e l’amore per la natura: si narra che ella intimasse le consorelle ad adornandosi con fiori, pietre e colori per salutare in armonia con il canto, le sacre festività domenicali; un sistema decisamente inconsueto per un’epoca come il medioevo: alla fondazione del suo primo convento, tale sistema provocò un certo disorientamento e di conseguenza, una certa indisponibilità ad obbedire, da parte di monache poco avvezze alla regole ferree di coerenza religiosa, le quali si erano illuse di poter vivere una vita monacale quanto meno ‘edulcorata’ dal rigore monastico. In seguito, però, le cose si stabilizzarono.
La sua personalità fuori dagli schemi, le consentì, all’età di settantatre anni, di conquistarsi l’ultima vittoria contro certe imposizioni del potere ecclesiastico: ottenne la revoca dall’interdizione che aveva colpito il suo convento poiché la badessa si era rifiutata di riesumare dalla sepoltura, le spoglie di un nobile scomunicato.
La lunga vita di Ildegarda, si spense all’età di ottantuno anni, il 17 settembre 1179.
Il 25 gennaio del 2021, Bergoglio ha annoverato Santa Ildegarda di Bingen nel Calendario Romano Generale.

Anna Rita Delucca

 

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