Art and Aliens

gli UFO nella storia dell’arte

UFO (Unidentified Flying Object) ossia oggetto volante non identificato: spesso viene erroneamente, interpretato non come un oggetto sconosciuto ma come navicella aliena e ciò risulta abbastanza curioso.

Denominandolo ‘oggetto volante non identificato’, si vuole indicare un qualcosa che fluttua nell’aria ma di cui non si conosce la natura, altrimenti non si chiamerebbe UFO ma ‘navicella aliena’; sembrerebbe logico ma pare proprio, che non sia così. Oggi, nell’era smaliziata della scienza tecnologica, rivolta a smentire tutto ciò che si   ritiene frutto d’ingenuità (a volte, pure esagerando un po’) c’è chi pensa, invece, che l’arte antica possa sorprenderci per i suoi misteriosi ‘incontri ravvicinati del terzo tipo’, in perfetto ‘stile Spielberg’.

Tale pseudo/disciplina che si prefigge di affibbiare la presenza di alieni e dischi volanti a certi dipinti dei maestri del passato, ha preso il nome di clipeologia.

Si tratta di una denominazione, senz’altro, acculturata ma poco credibile quando i suoi sostenitori affermano che il termine latino da cui deriva, Clipeus (scudo), fosse in uso agli antichi romani per indicare le apparizioni degli UFO.

A prescindere dal fatto che il clipeus, indicava solo lo scudo, come ci tramandano tutti i testi  storici e letterari romani,  non si  comprende da dove i  clipeologi  abbiano  tratto l’idea che i popoli latini avessero mai  avvistato gli UFO.

Nessuna fonte dell’epoca lo tramanda se non un racconto, neppure sufficientemente esaustivo, di Plinio il Vecchio, nei capitoli XXXI/XXXV del II°  libro  della  Naturalis Historia in cui  egli parla, tra gli altri  avvenimenti,  di   scudi di  fuoco  nel cielo.

Perché non è abbastanza esaustivo questo antico racconto?

Semplicemente perché Plinio scrive con tono di narrazione enciclopedica ma non con intento cronachistico o scientifico da intendersi nell’ accezione a noi contemporanea.

Ecco un passo [34] tradotto dal testo originale latino: “Uno scudo ardente da occidente verso oriente scintillando attraversò [il cielo] al tramonto del sole, essendo consoli Lucio Valerio e Caio Mario [100 a. C]”

Vi è forse qualche prova che l’autore si riferisse a navicelle aliene in tale frase? Se invece, avesse voluto descrivere fulmini o altri fenomeni atmosferici?

Questo è solo un esempio banale, di una possibile interpretazione riguardo al racconto di eventi accaduti in un passato storico a cui non si può attribuire alcuna certezza.

In epoca contemporanea, sono di  grande successo sia la fantascienza sia, l’abilità letteraria di scrittori da milioni di copie, come Dan Brown;  può capitare quindi,  che  qualcuno si  faccia prendere  un po’ la mano e interpreti  fanta-scientificamente o pseudo-tecnologicamente alcuni  avvenimenti  che riguardano il passato, la vita e l’attività di artisti o personaggi che, di  certo, non potranno mai più, ritornare per chiarirci le idee sul significato  delle proprie  affermazioni, dei loro  scritti o dipinti.

Ecco dunque, che l’assenza di informazioni sicure lascia spazio alle interpretazioni più svariate, tanto che la clipeologia decide di prendere il posto della storia dell’arte nell’ interpretare con strabilianti teorie, anche molte opere d’arte di celebri maestri del passato i quali avevano già,  al  loro tempo, ben descritto  e  ben spiegato  tanto  il senso  quanto lo scopo dei propri  lavori  artistici.

Ne citiamo qualche esempio.

Se facciamo un salto indietro, fino al XV° secolo, in Italia ritroviamo una splendida e notissima tavola dipinta a tempera, oggi conservata al Museo di Capodimonte e denominata Fondazione della Basilica di Santa Maria Maggiore.

Si tratta di uno dei pannelli che compongono la Pala Colonna (o Polittico di Santa Maria Maggiore) attribuita, nella sua completezza, non solo a Masolino da Panicale ma anche a Masaccio; sei pannelli, (in seguito separati), dipinti ciascuno su due lati formando tre scomparti.

Nel pannello della Fondazione si rappresenta un episodio miracoloso: una nevicata in piena estate, il 5 agosto 352 d.C. Si narra che due coniugi d’alto rango, non riuscendo ad avere prole, si affidarono alla Vergine Maria impegnandosi a finanziare la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma; il  segnale propiziatorio di erigere il luogo  di  culto  sull’Esquilino, giunse proprio tramite la forte  nevicata  nettamente fuori stagione.

Nel dipinto, l’arrivo delle nubi che preparano l’insolito fenomeno atmosferico, colpisce l’occhio dell’osservatore, proprio, allo scopo di spingerlo a fissare l’attenzione sul miracolo della neve mentre la coppia di finanziatori, insieme al papa Liberio e al popolo, celebrano l’evento dando  il via  alla costruzione.

Nel nostro millennio, chi non conosce tali passaggi storici riguardanti la pala di Masolino, non può certamente, indovinarne le connotazioni.

Per svelarle viene in aiuto la storia dell’arte, disciplina praticata da  studiosi appositamente formati  nelle università del mondo, i quali finalmente,  dopo lunghissimi decenni di chiusura nelle loro   biblioteche ed aule di ricerca, cominciano   a divulgare al pubblico le nozioni d’arte storica, tramite libri, media e siti web,  grazie al  contributo di qualche abile divulgatore, che sin dal  1990 si è servito  dello schermo  televisivo per parlare alla gente di  questa materia, come  lo storico dell’arte Vittorio Sgarbi.

Questa disciplina è rimasta per tanto tempo, appannaggio di pochi previlegiati ma   di contro, lo sviluppo di certi tipi di media, quali internet, oggi permettono di pubblicare immagini d’arte come mai prima d’ora.

Un grande beneficio, certo, ma se non è supportato da informazioni adeguate, da parte di chi conosce la materia, finisce in pasto a profani che spesso, inventano ogni sorta di fantasticherie, nella gara interpretativa delle opere d’arte.

Non si può sorvolare la conoscenza della documentazione storica sugli artisti e sui loro manufatti perché il rischio è quello d’ incorrere in errori   grossolani e fuorvianti.

Nel caso di Masolino, alcuni clipeologi hanno stabilito che una nevicata estiva,   essendo  del  tutto  improbabile,  in realtà fosse  stata provocata dagli  UFO; ma c’ è di più:  secondo loro, non si trattò di   neve  ma di bambagia  aliena,  scambiata per neve da coloro  che erano presenti ad osservare il  fenomeno.

Ipotesi   quantomeno farraginosa.

In primis, poiché per quanto tali eventi atmosferici siano rarissimi, nell’arco della storia si sono verificati più volte: nella città emiliana di Modena, ad esempio, la nevicata  più tardiva che si ricordi, risale al  sei maggio 1861; in quella occasione   fioccarono  dieci  centimetri di neve.

In secondo luogo, basterebbe pensare che se alcune astronavi aliene fossero, davvero, state presenti sin dal 1400, non solo gli artisti ma pure il resto  della popolazione lo avrebbero testimoniato in qualche modo; qualcuno avrebbe riportato notizie nelle  cronache o nei  testi  dell’epoca,  i pittori le avrebbero dipinte  esattamente come dipingevano santi, demoni, angeli e  comete.

Se, all’opposto, volessimo supporre che l’avvistamento di UFO in volo, da parte di pochissime persone, fosse stato nascosto, di proposito, alle masse, allora non avrebbe avuto  senso inserirne le immagini in dipinti  destinati alle chiese, dove chiunque poteva accedere per pregare.

Le opere pittoriche a quei tempi, venivano eseguite quasi sempre su ordinazione.

I pittori lavoravano per lo più in botteghe, per conto di committenti che richiedevano precisi generi o soggetti.

Tali esecuzioni artistiche fungevano anche da ‘fotografie’, cioè dovevano immortalare, ‘raccontare’ degli avvenimenti, rappresentare dei personaggi, fatti o situazioni.

La storia dell’arte presenta alcuni capolavori di grandi maestri che avevano esattamente questa funzione ma per la clipeologia sono invece, testimonianze di presenze aliene.

Nella circostanza, non potendo elencarli tutti, citiamo soltanto la Crocifissione del 1300, dipinta all’interno della cupola del Monastero di Visoki Decani, in Kosovo.

Qui la  fantasia si scatena all’ennesima potenza, grazie alla presenza di  due figure umane  che sembrano alla guida di una capsula spaziale.

Sì, ma solo ad occhi ‘tecnologicamente fantasy’.

L’opera infatti, è bizantina e proprio per questo motivo i due velivoli ‘con pilota’ che sfilano ai lati sinistro e destro, della Croce sono in realtà, il sole e la luna raffigurati secondo lo stile religioso ortodosso bizantino.

Dunque, si tratta di raffigurazioni antropomorfe dei due astri, esattamente   come accadeva in tante scene  religiose dello stesso  genere, nel mondo ortodosso bizantino.

Concludiamo con la celebre Natività di Domenico Ghirlandaio, dipinta nel 1492, conservata all’Università di Cambridge.

Siamo di fronte ad una classica scena della Sacra Famiglia.

In lontananza si scorge un angelo che sorvola la collina per annunciare ai pastori la nascita del Bambinello.

Sul lato opposto, la stella luminosa conduce i Magi nel loro  tortuoso  cammino per incontrare  il Salvatore  appena  venuto  al mondo.

Tutto è raffigurato secondo i canoni  del racconto  religioso ma  anche in  questo  dipinto, qualche ricercatore degli alieni ha creduto  di  individuare certe presenze di  Ufo.

Così ne ha concluso che in alcuni quadri del passato, siano evidenti o quantomeno riconoscibili, messaggi nascosti dell’artista, riguardo ad antichi contatti con gli alieni.

Forse è il caso di non aggiungere altro ma piuttosto, forse è il caso di  lasciar trarre a ciascun lettore,  le proprie  conclusioni.

Anna Rita Delucca

 

 

 

 

 

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