L’acquerello nel Rinascimento

Il fascino della pittura ad acqua, con la sua   delicata brillantezza ed evanescenza, consiste proprio nel suo leggero e quasi impalpabile effetto scenico.

Se n’erano accorti anche gli antichi   ed infatti, seppure il termine “acquerello” sia comparso solo   nel XVIII secolo d.C., la trasparenza e gli effetti luminosi che si potevano ottenere con la pittura ad acqua, vennero raffigurati sin dai tempi più remoti (pensiamo alla pittura d’affresco che già si realizzava in epoca romana).

Certo è che, per l’artista, si tratta di una vera e propria sfida nella quale occorre abilità ad adottare decisioni rapide ed efficaci per l’estrema fluidità che caratterizza il pigmento stesso.

In antichità per realizzare i colori ad acqua si  usavano  pigmenti (spesso ricavati da  minerali)  finemente macinati,  mescolati con un legante e  diluiti in acqua; oggi si  trovano già  pronti, dunque risulta tutto più semplificato.

Nel corso della storia, il vero e proprio acquerello venne praticato in un’epoca relativamente recente: di fatto, consiste nell’uso di colori diluiti con acqua e distesi in velature fluidissime, anche ripetute, usando come bianco, quello stesso della carta che, perciò, non va confuso con i procedimenti tipici della gouache che, invece, è più coprente e corposa.

Poiché la caratteristica di un buon acquerello è data tanto dall’l’estrema “leggerezza” della raffigurazione scenica, quanto dalla sua immediatezza espressiva,  dal Rinascimento in poi, divenne strumento essenziale per gli studi preparatòri  delle opere principali o per quelle di grandi dimensioni: un esempio d’eccellenza  è dato  da  Leonardo  Da Vinci  che eseguì innumerevoli disegni e bozzetti, non solo per le sue  opere di  ampio formato  ma anche  per straordinari  studi e progetti  d’ingegneria  o, ancora,  per quelli  naturalistici  che realizzò durante l’arco  della vita; infatti in quest’ epoca l’acquerello veniva utilizzato anche a tale scopo.

Gli agrimensori, per misurare le aree dei terreni da coltivare, eseguivano disegni con chine che, poi, acquerellavano con vari colori per distinguere, tra loro, gli appezzamenti e le proprietà; ne nacquero, così, bellissime mappe cartografiche (cabrei) che oggi si conservano nei musei come vere e proprie opere d’arte.

Ad ogni modo, nel Rinascimento, quando la scienza cominciò ad assumere una certa importanza effettiva,  molti  furono  gli artisti  che  eseguirono acquerelli, dal  vivo, per lo studio diretto  del paesaggio e della natura: uno tra  i più noti  è Albrecht Durer  il quale visse  tra la  fine  del  Quattrocento e il 1528, anno della morte; durante i suoi  viaggi, realizzava bellissimi  paesaggi, raffigurava piante e animali e li dipingeva  proprio con la tecnica dell’acquerello che, per le sue  peculiari  caratteristiche,  gli  permetteva, anche, di  dipingere all’aperto.  In tal modo l’artista tedesco, poté sperimentare a fondo le potenzialità della pittura ad acqua, come sistema esecutivo autonomo, anticipando, perciò, di ben due secoli, molti altri artisti perché, solo in seguito,  l’acquerello cominciò ad essere  considerato  una tecnica  espressiva  a sé stante e ciò  non avvenne  prima del  ‘700.

Anna Rita   De Lucca

 

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