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TAMARA  DE  LEMPICKA  - Successo  e depressione

 

 D’origine  russo-polacca e d’estrazione nobiliare, ben poco  si  conosce della sua storia famigliare, nonché della sua esatta data di  nascita, che a suo dire risalirebbe al 1902,  ma dai documenti  matrimoniali, pare  fosse avvenuta nel  1898.

 

 

Non vi è dubbio però che Tamara Rosalia Gurwik Gorska - sposata  De Lempika (e in seconde nozze, Baronessa Kuffner) - ebbe una vita piena di avvenimenti  unici, incontri straordinari, sia  nel mondo dell’arte e della letteratura, da Martinetti a D’Annunzio, da Picasso con il quale  espose in mostra nel 1932, a Dalì ma anche nell’edonismo del liberty in cui regnava l’ideale del  bel vivere, le serate alla moda, l’estetica dandy che assorbiva l’interesse  del jet set e dell’ambiente chic di  quegli anni.

L’arte di Tamara, dal periodo giovanile fino alla seconda guerra mondiale, si destreggia tra lo studio dei grandi maestri - fiamminghi o francesi ottocenteschi come Ingres - e l’attrazione per i contemporanei come il futurismo o il Cubismo di Braque, che accompagnano il suo stile pittorico  in  gran parte della sua produzione di questi decenni, soprattutto nella ritrattistica.

 L’artista polacca godette l’apice del suo successo proprio in questo periodo, tra le due guerre mondiali, trascorrendo la vita in  giro per il mondo, tra l’Europa e gli Stati Uniti, soggiornando nelle più prestigiose città del mondo (visse anche ad Hollywood, dove realizzò moltissimi ritratti di attori e personaggi dello spettacolo, una tra tutti Greta Garbo di cui Tamara fu appassionata ammiratrice   ma la trasgressione, il tenore di vita dispendioso dei fasti modaioli, gli eccessi, i vari amanti, maschili e femminili che raffigurava poi, in tanti suoi quadri, mentre attiravano l’attenzione e il successo su di lei, contribuivano però, a destare  nella sua  personalità, una sorta  di  insoddisfazione o d’insofferenza, quasi una ricerca di qualcosa che potesse andare ‘oltre’ la vita materiale, per  quanto fosse sfarzosa e gaudente.  

Di qui, un tormento interiore che l’accompagnò per moltissimi anni, fino a tarda età contaminando gli stessi rapporti familiari, compreso quello con la figlia Kizette, protagonista di varie straordinarie opere alcune delle quali, nel tempo, acquisite anche da importanti musei del mondo.

 La depressione fu per lei fedele compagna di vita, aggravata inoltre dall’arteriosclerosi, contratta a soli quarant’anni, nel suo iter creativo venne a crearsi una cesura che divise la prima fase (quella degli anni trasgressivi - fino  alla  seconda guerra mondiale - in cui spicca una grande produzione di opere d’ impatto visivo, tutte caratterizzate da una certa, ieratica, monumentalità ottenuta con  poche e vibranti  tonalità di colore, superfici  levigate e patinate), da una seconda fase in cui, dopo una serie di lavori a carattere religioso, si dedicò soprattutto ad uno stile  più surrealista  e in seguito, più vicino all’astrattismo, fino a giungere alla sperimentazione di toni e soggetti legati più strettamente alla natura, alle antiche origini mediterranee, senza mai disdegnare però, il suo amore  per la ritrattistica.       

            

 

 

                                                                                           

                                                                                                         Anna Rita Delucca                                                                                                                                                                    

                       Le “Strutture” di Fabrizio Colangelo

 

Nasce come scultore autodidatta dopo una lunga esperienza di lavorazione dell’acciaio presso la ditta di  famiglia.Tuttora unisce il lavoro tecnico/manuale con quello d’artista riuscendo, attraverso  la sua vivace creatività, a realizzare sculture composte  non solo da metalli, ma da  vari  tipi di  materiali, in certi casi anche quelli plastici come il policarbonato. Il suo lavoro  creativo   si  svolge  all’interno dei laboratori artigianali in cui, quotidianamente, produce manufatti per le aziende; ha saputo comunque sviluppare  opere dallo stile raffinato che oggi  gli   permettono di  esporre come scultore e plasmatore di ferro ed acciaio, consentendogli anche l’ottenimento di numerosi premi e riconoscimenti. L’innato amore  per la scultura è stato incoraggiato dal maestro Achille Ghidini  il quale ha insinuato nella dinamica costruttiva  dell’opera  di  Colangelo il fondamentale concetto  del movimento della massa e della forma, rendendola, in tal modo, sinuosa  e lineare.  La sua poetica  si  esprime tramite uno stile personale che ha affinato  nel tempo, confrontandosi con stili e generi  scultorei, architettonici e di design che hanno fatto, in qualche modo, la storia dell’arte contemporanea: si pensi ad esempio, al Minimalismo novecentesco, un genere  che  ancora oggi  lascia  un segno indelebile nello stile poiché pone attenzione, esclusivamente, all’essenziale. Lo spazio vuoto  viene ad assumere una valenza insostituibile e non solo come spazio fisico,  ma anche come spazio mentale. Non si può comunque omettere di sottolineare l’attenzione ch’egli pone al rigore geometrico delle forme solide e all’essenzialità volumetrica che ha esaminato nell’ opera del  grande scultore Arnaldo Pomodoro come  pure certe influenze stilistico/concettuali che mettono in primo piano la natura, (una tra tutte è il ‘design organico’ prospettato dal  celebre  architetto   Calatrava come integrazione organica di  tecnologia, forma e funzione con le strutture che  si  trovano già in natura). Ciò che, ad ogni modo, maggiormente stupisce, è osservare come il  melange d’informazioni  stilistiche, tratte dalla grande storia contemporanea del Novecento, vada ad assemblarsi alla sua grande passione  per  un genere  da esse completamente  dissociato: il genere  Steampunk ovvero un filone sorto tra gli  anni Ottanta e Novanta  e che unisce   anacronisticamente  ambientazioni fantascientifiche a scenari dark ottocenteschi se non addirittura medieval/ cybernetici,  la cui prerogativa interessante, sono proprio  i complementi meccanici, metallici e gli ingranaggi che segnano il tempo passato, lo confondono con  il futuro, creando  una idea d’estetica   ‘fuori  dal   tempo’, fruibile in uno spazio ‘oltre’  il reale  in cui l’arte di  Colangelo  trova il proprio significato  e fondamento. 

                                                                                                       Anna Rita Delucca (Maggio 2017)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Masque – L’arte del travisamento

 

Dal 18 al  26 marzo presso  La Corte di  Felsina si può visitare la mostra 

‘Masque-L’arte  del  travisamento’.

 

Tredici  artisti  si  cimentano in  una sfida tematica assai affascinate: Claudio Bandello, Anna Rita Barbieri, Paolo  Bassi, Giacomo De Troia,  Anna Maria Guarnieri, Liscivia Bruciatura Chimica (Andrea  Tabellini), Irene Manente, Muryan (Pasquale Celano), Giovanna Ragazzi, Martina Santarsiero, Nicoletta Spinelli, Giorgio Storchi, Anneke Van Vloten.

Il termine ‘TRAVISARE’ nella lingua  italiana ha una connotazione particolare: far apparire  qualcosa in modo  diverso  dal  vero.

Per  MASQUE  s'intende una forma di rappresentazione teatrale di corte che comparve nel XVI e primo XVII secolo in Europa. Nella lingua  francese  invece  è la MASCHERA vera e propria, ossia  quel manufatto  che  si  indossa per  ricoprire il viso  e celarne il reale aspetto.

Ma se vogliamo unire le due accezioni  (italiana e francese) in un solo significato, otteniamo il  senso effettivo  di  questa mostra: quali  interpretazioni   si possono  dare, con   quanti stili  e   sfaccettature?

Velare e disvelare, nascondere e lasciar immaginare, rivelare ed ingannare, trasformare la realtà, sottintendere l’idea come in un divertente scioglilingua: ciò che  sembra non è  sempre ciò che è. Ciò che è non è  sempre   ciò che  sembra.

Miriadi di fantastiche invenzioni   per    non stancarci mai di  mandare in scena  l’eterno  atto della commedia  umana.

Al vernissage (sabato  18 marzo  alle ore 17.30) si potrà assistere alla performance di invecchiamento del viso eseguita  dalla truccatrice  teatrale bolognese Claudia Calzoni e alla mini esibizione  performante dell’artista  Liscivia Bruciatura Chimica.

 

 

Anna Rita Delucca

 

La Corte  di  Felsina- Bologna via Santo  Stefano 53

www.lacortedifelsina.it

Orario : 16-00/19-00 tutti i giorni

Dal 18  al  26 marzo 2017

Sabato  18 marzo, ore  17.30  Vernissage con performances di  Claudia  Calzoni   e di  Liscivia Bruciatura Chimica    (Entrata libera)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Cibo e Lavoro = Dignità

 

La Corte di Felsina presenta ‘Cibo e Lavoro = Dignità’, dal 28 gennaio al 5 febbraio 2017, in occasione di Art City - White Night evento correlato all’internazionale di Arte Fiera che, per il quarto anno di seguito, con grande successo, apre al pubblico non solo i padiglioni dell’ente fieristico, ma anche tutta la città di Bologna, illuminandola, nella notte di sabato 28, per gli amanti dell’arte, offrendo visite guidate e percorsi mostre, presso vari musei sia pubblici che privati .

La mostra si inaugura sabato 28 gennaio alle ore 17:30 presentando pittura, scultura, grafica e fotografia. In esposizione opere che abbracciano vari generi e stili, spaziando dal figurativo all’astratto ma tutte relative a cibo e lavoro quale sinonimo di dignità umana. Una tematica impegnativa, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’attenzione su realtà che nel nostro mondo occidentale si pensavano oramai superate ma che riemergono prepotentemente all’attualità senza poter, in alcun modo, essere ignorate.

Claudio Bandello, Anna Rita Barbieri, Paolo Bassi, Luisa Bergamini, Fabrizio Colangelo, Roberta Coral, Simona Dragonetti, Patrizia Dresda, Saverio Feligini, M.Grazia Ferri, Emanuela Frassinella, Bruno Fustini, Tiziana Giammetta, Il Custa, Ivano La Montagna, Patrizia Menozzi, Pamela Jica Mezea, Patrizia Pacini Laurenti, Dolores Principe, Giovanna Ragazzi, Simona Simonini, Nicoletta Spinelli, Anneke van Vloten, Emanuele Vergari, Paola Zola, sono gli artisti espositori e saranno affiancati da una sezione grafica di opere realizzate dal maestro Aldo Borgonzoni, dedicate all’umile lavoro delle mondine, un fenomeno preponderante, che ha caratterizzato la storia popolare del Novecento italiano.

Sabato 28 gennaio alle ore 17.30 la sociologa Eleonora Buratti, con la consulenza del dietista Carlo Giolo, presenta il suo nuovo saggio, edito da Altromondo Editore, “La dieta dei mestieri”, un ‘vademecum’ dettagliato sul regime alimentare che analizza le più svariate categorie lavorative, da quelle intellettuali a quelle manuali.

Anna Rita Delucca

(Tratto dall’articolo pubblicato su www.Pittart.com)

 

La mostra è organizzata da “La Corte di Felsina”– Via Santo Stefano 53,- Bologna

www.lacortedifelsina.it

Orario: 15:30 – 19:00 - Tutti i giorni

Dal 29 gennaio al 5 febbraio 2017

 

Sabato 28 gennaio, alle ore 17:30: Presentazione saggio. 20 posti seduti

Ore 18:30 Vernissage

Evento gratuito

 

 

 

 

 


 

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 La “strana” storia dell’orfismo

dalla mitologia antica all’arte moderna

 

Orfeo: chi era costui? Nel mondo antico fu il mitico musico della Tracia, sposo della ninfa Euridice, morta in seguito al morso di una serpe mentre sfuggiva al pastore Aristeo. Orfeo, grazie alla leggiadria dei suoi canti poetici, impietosì Plutone, divinità custode degli Inferi, il quale gli concesse di riportare in vita l’amata ma a patto di non voltarsi mai indietro per guardarla durante il percorso d’uscita dal regno dei morti. Il desiderio di vedere la fanciulla adorata ebbe però il sopravvento e dunque Euridice ripiombò inesorabilmente nell’eterno buio della morte. L’inconsolabile poeta in seguito perse la vita per mano di alcune donne tracie indispettite per il suo rifiuto a convolare ad altre nozze.

Al mitico musico vennero attribuiti i ‘Canti orfici’ (in realtà già Aristotele dubitava della sua vera esistenza) ma di fatto sono da considerarsi opera di grammatici e filosofi cristiani della scuola alessandrina; la letteratura greca invece denominò ‘orfici’ alcuni scrittori misterici che decantavano Dioniso Zagreo (una setta diffusasi nella Grecia del VI° sec. a.C., la quale si definiva fondata da Orfeo e affermava che il mondo terreno non è altro che un luogo di preparazione alla vita superiore a cui si giunge attraverso il merito e con riti propiziatori o cerimoniali che costituivano le pratiche segrete della setta. In greco il termine ‘Catarsi’ significa ‘purificazione’ in quanto il corpo si libera dalle contaminazioni; con l’influsso delfico (il mito di Apollo) e dell’orfismo questo concetto assunse un valore più strettamente religioso e ciò avvenne soprattutto perché si trattava di un culto a carattere esoterico sorto per sopperire a quel senso dell’arcano a cui le filosofie nella Grecia di quei tempi non rispondevano. Non a caso i maggiori portavoce ne furono pitagorici, eraclitei, seguaci di Empedocle e platonici.

Pur dovendo affermare che l’importanza attribuita all’Orfismo nella connotazione dei caratteri della filosofia greca promossa da alcuni filologi e studiosi nei primi del Novecento non è più stata riconosciuta negli anni successivi, in epoca moderna il termine assunse però una sua collocazione proprio nel primo periodo del XX° secolo grazie a Guillaume Apollinaire, poeta e letterato italo /francese, che certamente ne trasse spunto dal suo poemetto satirico-idilliaco ‘Le Bestiaire d’Orpheè’ (risalente all’anno 1900) e che costituì il punto d’intersezione tra la fine di un’epoca, quella ottocentesca e il nuovo secolo. Il poeta era amico di Ungaretti, sosteneva i fauves e il Cubismo: il suo ‘Bestiario’ rappresentava un trait-d’union tra la sua istintuale tendenza al non–sense e il sagace stile narrativo dei bestiari medievali, nel contempo il suo concetto di arte pittorica s’innestava tra la concretezza cubista e la raffinata eleganza dell’Art Nouveau.

Nel 1912 Apollinaire coniò ufficialmente il termine ‘Orfismo’ (o ‘cubismo orfico’) in occasione della mostra ‘Der Sturm’ a Berlino per definire gli stili pittorici della nuova generazione impersonata da Delaunay, Picabia e Kupka, i quali, attraverso la vitalità dei colori, la sinuosità e l’armonia del cerchio concentrico in movimento, si distanziavano dal rigido e monocromatico cubismo della prima maniera di Picasso e Braque. Il riferimento di Apollinaire al mitico Orfeo fu per definire una pittura evocativa o, com’egli stesso affermò "un piacere estetico puro, una costruzione che colpisce i sensi e un significato sublime, ossia, il soggetto. E’ arte pura". In fondo è la medesima dimensione del sogno in cui si riconosce l’arte letteraria di Dino Campana. La nuova generazione dell’Orfismo, auspicando la nuova forza di dinamismo rotatorio in perpetuo movimento, concettualmente entra in sinergia anche con la definizione di ‘Spazio-Tempo’ del Futurismo italiano. Ad un certo momento però, la pittura evocativa di Robert Delaunay assume una posizione pienamente autonoma nei confronti del Cubismo. Opere come le sue “Fenètres” vengono da lui stesso definite "…Frasi colorate…". Il cromatismo assume la caratteristica di essere fine a sé stesso definendo così una tendenza sempre più accentuata verso il raggiungimento di una dimensione astratta. Nei suoi quadri dedicati alla Tour Eiffel invece l’oggetto e lo spazio si scompongono e ricompongono integrandosi tra loro attraverso il gioco della luminosità: secondo Delaunay in effetti la luce possiede la capacità di modificare le forme: "….I piani colorati sono le strutture stesse del quadro, la natura non ha più da essere il soggetto di una raffigurazione bensì un puro e semplice pretesto".

Sempre nell’anno 1912 Apollinaire pubblica un volume intitolato ‘Les peintres cubistes’, in cui definisce i quattro principali modi di essere del Cubismo: ‘scientifico, fisico, istintivo, orfico’, negli ultimi due dei quali si identifica la novella generazione artistica che recupera così il cromatismo e la luminosità dell’Impressionismo, dei Fauves e dei divisionisti, come pure di Matisse e di Gauguin seguendo in tal modo il principio formulato sin dal 1838 dal chimico Michel Eugène Chevreul del ‘contrasto simultaneo dei colori’ e che negli anni a venire Delaunay studierà in modo approfondito. Il concetto di esaltazione del cromatismo a discapito dell’oggettiva rappresentazione della natura sarà ribadito da Frantisek Kupka e da Francis Picabia, ciascuno con un proprio percorso: il primo attraverso la sovrapposizione e la intersecazione di piani e superfici colorate, per realizzare effetti originali, il secondo, praticando la sua instancabile ricerca di verità e l’interesse per la poesia tramite l’orfismo. Non ultima, Sonia Terk, in una parentesi precedente al suo cammino artistico dedito all’Astrattismo, pose attenzione alla ricerca cubista e orfica.

Anna Rita Delucca

(Tratto dall’articolo pubblicato su www.Pittart.com)

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Monique Laville

 

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Valentine Atah

 Artisti francesi a Bologna

 

Dal 17 settembre al primo ottobre l’Associazione Arte e Cultura La Corte di Felsina presenta , presso il suo accogliente spazio espositivo, in via Santo Stefano 53, la mostra di pittura dal titolo “Artisti francesi a Bologna “. Si possono ammirare una ventina di opere realizzate da quattro artisti provenienti da varie regioni della Francia e del Belgio, rappresentando stili e contenuti profondamente diversi tra loro seppur accomunati dalla straordinaria passione per la cultura storico-artistica dei loro paesi.

La celeberrima influenza dei grandi maestri impressionisti si percepisce nei romantici paesaggi provenzali di Monique Laville, come pure nella bellezza di tramonti e marine che il colorista corso Quinio realizzò fino agli anni Novanta, prima della sua scomparsa. Entrambi si distinguono per la caratteristica di stendere le tinte non con pennelli ma con un coltellino.

La parigina Anne Robin e la belga Valentine Atah presentano invece, lavori in stile tipicamente ‘contemporaneo’ che ben poco ha a che vedere con la tradizione del paesismo impressionista e dei Barbizoniners ma si veste esclusivamente di scenari trasognati, a volte tendenti all’astrattismo, per quanto riguarda la pittrice francese, o maggiormente accostabili all’ Espressionismo Secessionista tedesco, nel caso dell’artista di Bruxelles.

Si tratta dunque di poter ammirare una carrellata di opere che conciliano vari gusti e molteplici generi, arricchiscono la ricerca storico/artistica ed infine, narrano di territori che oggi come non mai, divengono sempre più, un unicum con la civiltà italiana ed europea

Anna Rita Delucca

 

La mostra è aperta tutti i giorni dalle 15.30 alle 19, fino al primo ottobre

La Corte di Felsina ,via Santo Stefano 53 ,Bologna

www.lacortedifelsina.it

Inaugurazione: Sabato 17 settembre ,ore 18.30

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Quinio

 

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Anne Robin


 

 

 

 

 

 Fiori ed erbari nell’arte

Dall’ 11 al 30 giugno nello spazio espositivo dell’Associazione Arte e Cultura La Corte di Felsina, a Bologna, si è svolta con grande successo di pubblico la mostra collettiva di arti visive “Fiori ed erbari nell’arte”.

 

L’evento è stato inaugurato da una elegante performance di live painting realizzata dal pittore Michele Angelicchio, noto come Il Soldato Artista. L’esibizione è stata accompagnata dal recital intitolato “E immersi noi siam nello spirto silvestre”, ideato e scritto dal gruppo MVM Arts e messo in scena dalla bravissima e bellissima attrice Martina Valentini Marinaz.

Fiori, piante ed erbari sono sempre stati ispiratori silenziosi ed eleganti delle arti più raffinate: lo spettacolo della natura, la bellezza fugace, il richiamo alla brevità della vita, sono tematiche che gli artisti di tutti i tempi hanno rappresentato nelle forme più estrose e straordinarie.

Gli artisti che hanno partecipato con le loro opere pittoriche e fotografiche si sono cimentati a “raccontare” il mondo dei fiori e delle piante da erbario attraverso tecniche originali e di varia natura, dalla fotografia digitale in b/nero di Julie Sejournet alle splendide immagini a colori di Paolo Bassi, realizzate con la tecnica del viraggio parziale, fino alla pittura che ha riunito una serie di lavori creativi dalle tecniche più disparate ( acrilico, olio, acquerello e tecniche miste ) di artisti provenienti da molte parti d’Italia e d’Europa, tra cui Rosa Acunzo, Emanuela Frassinella, Mara Isolani, Aneta Malinowska, Graziella Massenz (Nagra), Patrizia Menozzi, Patrizia Pacini Laurenti, Giovanna Ragazzi, Anneke Van Vloten.

Anna Rita Delucca

 

 

 

 


 

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 Paolo Bassi

Quando una foto diventa poesia

 

Da molti anni svolge l’attività di fotografo tecnico all’Università di Bologna dove realizza foto e filmati per la ricerca medica, nelle sale operatorie.

Nell’arte della fotografia il suo grande ispiratore è Ansel Adams da cui coglie la peculiare attenzione all’essenzialità del particolare osservato.

Oltre alla fotografia tradizionale e alla Polaroid di nuova generazione, con cui trasforma anche gli oggetti più comuni in immagini poetiche, Paolo Bassi utilizza il microscopio elettronico, uno strumento decisamente insolito, che gli permette di realizzare vere e proprie opere d’arte astratta, immortalando piccoli insetti o addirittura scattando particolari di immagini da radiografie scientifiche che poi ingigantisce all’infinito, ottenendo effetti dinamici straordinari e che infine, colora rendendoli originalissimi.

Un soggetto dal fascino magico e misterioso, che si può ammirare nel suo repertorio di foto elaborate al computer, è rappresentato dagli armoniosi ‘Frattali’ che Bassi propone con estro ed eleganza: sono forme ingrandite in scale diverse, con frequenza ripetuta a dimensioni infinitesimali, ottenendo così, una figura finale, identica a quella originale.

Nella realizzazione di questo genere d’immagini è la foto digitale ad essere protagonista: anche la macchina fotografica digitale infatti, è oramai entrata definitivamente, dopo un periodo di dubbio, nel suo laboratorio di strumentazione.

La costante di tutte le sue tecniche o sistemi di realizzazione fotografica, è sempre e comunque l’esercizio d’osservazione di tutto ciò che lo circonda, la sensibilità e l’attenzione anche agli oggetti più semplici, a volte persino insignificanti, ma che, guardati dal punto di vista dell’artista, possono diventare protagonisti, quando focalizza l’obbiettivo sull’aspetto che ha attratto il suo occhio e i suoi sensi.

Il percorso artistico di un fotografo professionista si può estendere in maniera esponenziale quando si fa volare la fantasia e nelle immagini di Paolo Bassi il fantastico e la poesia regnano sovrani, sia nelle immagini sfumate di romanticismo, sia nelle raffigurazioni rivedute e trasformate - con qualche leggera o vivace tonalità di colore - in vero e proprio oggetto d’arte.

Non è un caso che all’arte fotografica Paolo Bassi affianchi l’arte della scrittura: si tratta di un passaggio fondamentale per comprendere la sua vena creativa poiché ciò che ne vivifica l’estro è proprio il carattere sentimentale e nel contempo avventuroso, che alimenta e tiene accesa la sua natura poetico/narrativa.

Anna Rita Delucca

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P. Bassi – Via Rizzoli

 

 

 

 

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P. Bassi – Via Santo Stefano

 Bologna

Una città e la sua arte

 

Dal 12 al 28 Marzo a Bologna, presso l’associazione arte e cultura La Corte di Felsina, si terrà una mostra d’arte contemporanea dedicata alla città felsinea a cui saranno affiancati un evento poetico/letterario e una conferenza sulla grande storia dell’arte bolognese, dal Medioevo al Novecento, secondo i contributi ed approfondimenti che furono apportati dal grande studioso, Francesco Arcangeli.

Pittura, fotografia, pirografie e disegno cartografico del capoluogo emiliano e dei suoi dintorni visti dagli occhi di artisti contemporanei, ma con una piccola sezione dedicata alle opere d’importanti pittori dell’‘800 e ‘900 bolognese, da Luigi Bertelli a Giovanni Romagnoli, da Guido Foresti a Pompilio Mandelli.

 

Pirografie di Rossella Leonetti; Fotografia artistica di Paolo Bassi, Laura Brancaleoni, Margherita Calzoni, Luca Donati; Dipinti di Maria Luigia Ingallati, FrancescaMarchetti, Patrizia Menozzi e Nicoletta Spinelli; Disegni cartografici di Fabrizio Malaguti

 

SABATO 12 Marzo alle ore 17:00

Vernissage con performance di Rossella Leonetti

Le poesie medievali di Rossella Leonetti dedicate alla città di Bologna

(seguirà buffet per tutti i presenti gentilmente offerto dallo staff)

Entrata Libera

 

DOMENICA 20 Marzo alle ore 16:30
Conferenza sulla figura storica di Francesco Arcangeli

Relatore : Dottor Maurizio Messori

 

‘Francesco Arcangeli , l’ultimo naturalista’

Lo studioso del genio di Giorgio Morandi

Narrato da Maurizio Messori

(Trenta posti seduti. Entrata libera fino ad esaurimento posti )

 

La mostra sarà visitabile tutti i giorni, compresi i festivi, dalle 15:30 alle 19:00 fino al 28 Marzo

La Corte di Felsina - Via Santo Stefano 53 Bologna

www.lacortedifelsina.it ( cell. 348.519.1504)

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P. Bassi – Basilica di S. Pietro

 

 

 

 

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P. Bassi - Pioggia


 

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 Patrizia Pacini Laurenti

Figura ed Astrazione

 

Fiorentina di nascita, per tutta la vita ha soggiornato in molte parti del pianeta tra cui la Francia, dove ha approfondito la tecnica dell’acquerello e l’America in cui ha iniziato ad amare la pittura statunitense del Novecento.

Attraverso lo studio e l’osservazione delle molteplici correnti artistiche mondiali Patrizia Pacini Laurenti è riuscita a crearsi un modus operandi del tutto personale, apprezzando in particolare i soggetti legati alle tematiche naturalistiche, scenari paesistici, fiori, frutti, non convenzionali, un po’ metafisici, un po’ surreali ma a volte legati anche a concetti cosmologici, spaziali ed universali che, grazie all’acquerello, mischiato spesso ad altre tecniche pittoriche, realizza con grande maestria. Mele siderali, chicchi d’uva che paiono particelle d’atomo: la natura viene raffigurata come una sorta di DNA del firmamento. Del resto come non comprendere che il singolo è legato al tutto ? Che vita e materia naturali sono legate a vita e materia universali? D’altronde i suoi ‘concetti spaziali’, astratti e nel contempo tangibili, non sono altro che il risultato di un gioco di composizione/scomposizione dell’oggetto dipinto, per creare proprio questo trait d’union tra terra e cielo, materia e anti-materia .

Non mancano comunque nel suo repertorio le tematiche sociali, filosofiche o d’attualità che con grande originalità l’artista crea ogni qualvolta un evento la colpisca emozionalmente. La coscienza di vivere in un mondo che muta così velocemente da non concederci neppure il tempo di assimilare il senso degli accadimenti è un dato che Patrizia Pacini Laurenti rileva in molte sue opere di questo genere come pure la constatazione dell’assenza di obiettività nella cronaca degli eventi che spesso si rivela come una ingombrante componente dell’odierna società. Si tratta di elementi insiti nell’arte della pittrice toscana la quale, senza dubbio, trae spunto dalla scuola statunitense novecentesca, dei suoi maggiori esponenti come Hopper o Giorgia O’Keffe e il Precisionismo ma anche dall’amore per l’impressionismo francese e nel contempo per la metafisica di De Chirico. Non dobbiamo però trascurare la formazione artistica in un luogo tanto significativo come Firenze, la sua città: i grandi maestri del Rinascimento italiano hanno enormemente influito sulla sua ‘poetica’ come nel gusto estetico.

 

Anna Rita Delucca

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 Gotico/Noir

in letteratura ed arte visiva

 

Sabato 14 Novembre alle ore 17:30 presso l’Associazione Arte e Cultura La Corte di Felsina l’autore Leonard Burnett presenta il romanzo nero ‘Il Circolo Vizioso’, pubblicato nella collana Seshat da Cordero Editore, Genova.

Un thriller avvincente che ruota attorno al ritrovamento del cadavere d’una giovane donna, assassinata con un rituale misterioso. Dalle tracce rilevate sul corpo, orrendamente martoriato e da frammenti di arti rinvenuti accanto (ma non appartenenti alla povera vittima ), l’indagine si dipana attraverso tortuosi percorsi nel mondo dell’occultismo e delle sette segrete. Il giornalista, Arthur McBain, e il commissario Marteni, riusciranno a risolvere il caso ?

Un romanzo raffinato, sottilmente intessuto sull’arcaico sistema punitivo che l’antica Roma riservava ai rei di parricidio: l’atroce Poena Cullei consisteva nell’imprigionare il condannato, ancora in vita, in un sacco di pelle, accanto a 4 animali/simbolo: cane, serpe, scimmia e gallo (tutti rigorosamente vivi), per poi gettarlo, miseramente, in mare.

(Lo scrittore Leonard Burnett svolge l’attività di avvocato e ricercatore all’Università Cattolica di Milano. Dal 1973 vive a Bologna).

A corollare l’evento letterario l’associazione La Corte di Felsina ha ideato una mostra d’arti visive che sarà visitabile dal 14 Novembre al 6 Dicembre, nella quale espongono artisti rappresentativi di vari generi: pittura, scultura, fotografia, grafica.

In questa occasione Paolo Bassi, Elena Cifiello, Antonio Dall’Omo, Nicoletta Guerzoni, Maria Luigia Ingallati, Matteo Lolli, Giancarlo Martelli, Graziella Massenz (Nagra), Marco Nerieri e Marco Scarpi si cimentano nell’affascinante mondo dell’occulto, affrontando tematiche senza tempo che fanno parte del bagaglio nascosto dello ‘scibile’ umano e sovra/umano.

Sono mondi sconosciuti , frutto di quella fervida fantasia che da sempre aleggia nelle fiabe e nei racconti ma che oggi, più che mai, in un Pianeta Terra ormai ricco (quanto saturo) di scienza tecnologica, indiscussa ed inequivocabile, sente ancora forte l’esigenza di volare incontro alla dimensione del sogno.

 

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L’editore Marco Cordero sarà ospite dell’evento.

Presentazione e vernissage con aperitivo offerto dallo staff: Sabato 14 Novembre ore 17:30.

 

LA CORTE DI FELSINA Associazione Arte e Cultura - Via S. Stefano 53 (Bologna)
Cell. 348.519.1504 -
www.lacortedifelsina.it

La mostra sarà aperta tutti i giorni dalle 15:30 alle 19:00 fino al 6 Dicembre 2015
ENTRATA LIBERA


 

ROSSETTI

Giuseppe Rossetti

 

 

 

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 Linguaggio Arte :

Omaggio a Giuseppe Rossetti

 

Dall’11 al 30 Settembre la galleria dell’Associazione Arte e Cultura La Corte di Felsina realizza una mostra collettiva di artisti italiani dedicata all’eclettico scultore e pittore Giuseppe Rossetti, che nella città di Bologna operò fino alla sua scomparsa (anno 2008) ed ebbe molti importanti estimatori, tra cui Lucio Dalla, il quale incoraggiò la sua attività artistica e collezionò un certo numero di suoi lavori.

Accanto alle opere di Rossetti la mostra espone un gruppo di artisti italiani, uniti dall’idea di un linguaggio creativo tramite l’uso di materiali da riciclo o il recupero di oggetti comuni. Espressione e trasmissione dell’arte attraverso vari mezzi di comunicazione: pubblicità, tecnologie, media virtuali, ma anche mezzi più tradizionali, realizzati con i materiali più comuni, o generati dalla natura, come il legno e la carta, oppure artificiali come le materie sintetiche, plastiche o di metallo. Giuseppe Rossetti (Venezia 1946 - Bologna 2008) è stato un originalissimo promotore del linguaggio artistico inteso come libera espressione ed autonoma interpretazione, realizzata tramite l’uso di strumenti disparati che egli adoperò con grande fantasia ed apparente semplicità. Una capacità questa, che lo ha reso artista a tutto tondo, prima nel campo pittorico, in seguito nell’assemblaggio di oggetti dei generi più diversi. Ad ogni modo Ros, come lo chiamavano gli amici, prediligeva i libri, vecchi, nuovi, antichi, moderni, preziosi o sconosciuti e ne faceva un uso del tutto inconsueto: composizioni di varie forme e significati, intrisi d’un non so che di metafisico, un mistero riconducibile al ricordo di un passato, di un vissuto che lascia all’osservatore una sensazione di dèjà vu, d’una storia del genere umano trascritta in quei libri riuniti ed assemblati secondo una logica impenetrabile ma comunque non ignota alla nostra percezione di spettatori mentre ci poniamo davanti a queste opere, incuriositi ma perplessi come se, guardando un oggetto misterioso e inafferrabile, risvegliassimo nei meandri del nostro inconscio qualcosa di indefinibilmente noto alla nostra reminescenza.

 

Gli artisti che espongono sono: Andrea Epifano, Bruno Fustini, Valter Mittempergher, Danusia Morrone e I Town Arte (gruppo multimediale formato da: Rosa Acunzo, Mirko Bazzoli, Luca Bortoli, Marco Boselli, Antonella Bosio, Gianni Buzzi, Laura Contrini, Mattia Egi, Carmen Rosa Luzzardi, Manuel Negretto, Cristian Ordanini, Ilaria Pilati, Scarcio (Mario Teso), Walter Xausa, Elena Tagini, Sara Treccani, Laura Turina.

 

Anna Rita Delucca

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Alla vernice: Venerdi 11 Settembre ore 19:00 - Ugo Rapezzi legge poesie inedite di
Giuseppe Rossetti

 

Poesia della non memoria:

I libri sono - la fonte - del non sapere - della distanza - della dimenticanza

(G. Rossetti)

 

LA CORTE DI FELSINA Associazione Arte e Cultura - Via S. Stefano 53 (Bologna)
Cell. 348.519.1504 - Orario 15:30-19:00 Tutti i giorni - Entrata libera


 

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Sogno

 

Tepore

 Silvia Boldrini :

Romantica-Mente Pittura Digitale

 

L’artista vive e opera nelle Marche, dove coltiva quattro grandi passioni: arte visiva, musica, poesia, astronomia che coordina ed elabora tramite la pittura digitale. Dopo anni di pratica nell’uso di pennelli e colori tradizionali, oggi la digital art ha preso il sopravvento nella sua espressione creativa.

I lavori di Silvia Boldrini sono un invito all’esplorazione e al coinvolgimento su ciò che suscita l’eco di una sensazione, di un’emozione dinamica e viva. Il suo punto di partenza è suscitare quel particolare sentimento profondo che si risveglia solo con l’ascolto. Di qui gli studi sul colore, sul ritmo e il movimento, sulla velocità e l’intensità di luce e ombra, composizione e dinamismo. Fonte d’ispirazione è la natura, l’attenzione a fioche ed anonime ‘voci’ anche del più piccolo atomo o di un’impercettibile piuma. Ritmo armonico di forme e colori, poetica onirica, delicata emozione che nasce dall’osservare anche la più umile creatura come specchio della perfezione del creato. Attraverso lo strumento digitale, oggi Silvia Boldrini riesce ad esprimere al top le sue doti creative, dedite alla scoperta e all’approfondimento di un mondo onirico/cosmico che trascende dalla realtà, così come la si concepisce comunemente. Il suo interesse vitale per l’astronomia s’interseca con l’arte, consentendole di realizzare, nelle opere astratte - ma pure in altri cicli, come ad esempio in ‘Botanicità’ - un concentrato di idee e sensazioni catturate tramite la percezione di entità cosmiche insensibili alla tangibilità prettamente tridimensionale. La digital painting ben si presta a tale scopo perché tecnicamente i programmi per l’illustrazione (anche lo stesso Adobe Photoshop, per intendersi) permettono di creare composizioni uniche non certo inferiori, nella riuscita finale, ai tradizionali sistemi di realizzazione pittorica e rammentano una volta di più come anche le tecniche artistiche siano, molto spesso, risultanti da una ricerca di tipo matematico/scientifica. Con questa tecnologia l’intangibilità e l’evanescenza risultano ancora più evidenti nelle opere di Silvia Boldrini: la tela lascia il posto al monitor e ai supporti da stampa, la pen tablet sostituisce il pennello, i pixel vengono plasmati secondo l'estro dell'artista. E’ la mente che crea, a prescindere dagli strumenti. L'intento è sempre il medesimo: realizzare un'opera che comunichi un sogno, un’idea. La grafica digitale è il risultato di uno studio radicato nell'arte tradizionale. Prima di giungere all'opera finita, l'artista deve aver introiettato le immagini eliminando le impalcature che sente estranee alla propria percezione. L’oggetto visivo viene quindi ‘investito’ di nuovi valori, attraverso colori, prospettiva e contorni.Vi è una particolare opera dell’artista che porta il titolo di ‘Miedos’ (Angosce), realizzata in bianco/nero e sfumature, che interpreta tematiche intellettuali estremamente complesse, legate alla dimensione spazio/ musica: il riferimento è ad un brano di Carl Orff nell’opera ‘Carmina Burana’, risalente al 1937 ed ispirato ad un poema manoscritto del XII secolo, il ‘Codex Buranus’, proveniente da un convento benedettino della Baviera, tuttora conservato a Monaco. Ciò dimostra come la tecnologia possa essere un importante trait d’union tra cultura, musica tradizione, storia passata e mondo contemporaneo, proprio attraverso l’arte visiva. Sin dagli anni Ottanta la crescente espansione dell’immagine digitale pone il quesito sul rapporto tra arte e tecnica, una tematica che ha lontanissime radici. Affinché la tecnica diventi arte creativa occorre un’approfondita padronanza del mezzo e Silvia Boldrini se ne serve non per stupire l’osservatore con effetti speciali ma per favorire l’instaurarsi di nuovi processi comunicativi e culturali.

 

Anna Rita Delucca

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 Frida Kahlo :

Genio e Sofferenza

 

Messicana, per metà europea (il padre era un fotografo ebreo - ungherese), Frida Kahlo è stata una delle più grandi pittrici del Novecento. Nata nel 1907 morì a soli quarantasette anni, ma la sua vita fu straordinariamente ricca di esperienze uniche, sempre oscillante tra genialità artistica e sofferenza. Dotata di una personalità forte e dolcissima nel contempo, la sua arte è a tratti visionaria e a tratti realistica: tutte le sue opere sono intrise d’una disperata vitalità: una lotta eterna tra il dolore fisico e una violenta energia creativa che nasce e si alimenta proprio attraverso la grande sofferenza, la costrizione del corpo, chiuso dentro ad un busto di gesso per sostenere una schiena menomata dopo un terribile incidente che le devastò varie parti del corpo quando era ancora adolescente. Frida, come la Fenice morì e rinacque per tutta la sua incredibile vita, passando dal buio più nero inchiodata in un letto, dove restava costretta per lunghi mesi a dipingere, a periodi di vivace vita sociale, lotte politiche condotte accanto al suo grande amore il pittore di murales Diego Rivera, artista di calibro e indiscussa fama già durante tutto il primo trentennio del Novecento, ma anche militante e attivista politico nella grande rivoluzione messicana di Emiliano Zapata e Pancho Villa. Per Rivera Frida fu allieva, moglie, ma soprattutto musa ispiratrice: d’altro canto, grazie al marito (che sposò per ben due volte, seppure avesse una personalità piuttosto impetuosa e contraddittoria, geniale ma senza regole), Frida conobbe e frequentò personaggi come Duchamp, Picasso, Kandinsky, viaggiò ed espose negli Stati Uniti e in Europa, ebbe rapporti con politici, rivoluzionari come Trockij, grandi industriali come Ford o Rockefeller, poeti del calibro di Andrè Breton. Nonostante il fermento culturale di quel periodo cruciale tra le due grandi guerre, i coniugi Rivera si dedicarono sempre alla lotta per causa dei diseredati, dei braccianti “senza terra” messicani, sacrificando, in varie occasioni, l’amicizia con personaggi di classi sociali superiori che facevano parte delle loro stesse frequentazioni e inimicandosi, di conseguenza alcuni di loro.

Libertà d’idee, di vita, d’espressione, realismo rappresentato attraverso i simboli (uno dei più significativi sono le sopracciglia unite a volo d’uccello dei suoi numerosi autoritratti: commistione di colori, effetti shock, un certo non so che di surrealismo nei suoi quadri, sebbene ella abbia sempre rifiutato il paragone con l’arte dei surrealisti, una forza, a volte brutale, nella rappresentazione della realtà del dolore. Spesso anzi quasi sempre, è modella di sé stessa: si raffigura come attraverso uno specchio psicologico che vede all’interno della sua essenza; la sua stessa immagine è lo strumento per rappresentare un’ estetica della realtà che sia un’estetica non solo del bello ma anche del brutto che comunque è presente in lei, nel suo soffrire, nel suo dolore infinito che ha accompagnato un intero percorso di vita e di arte.

 

Anna Rita Delucca

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MARTELLI

 

 

 

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 Figura e Astrazione

Giancarlo Martelli e Patrizia Pacini Laurenti

 

Dal 14 Marzo al 6 Aprile 2015, alla galleria la Corte di Felsina, mostra bi/personale di Giancarlo Martelli, pittore novarese e Patrizia Pacini Laurenti, acquarellista fiorentina. Due artisti dallo stile molto diverso ma accomunati dall' amore per l’arte sia astratta che figurativa.

Giancarlo Martelli propone opere classiche, ritratti e paesaggi della sua prima maniera accanto alle ultime sue realizzazioni “Gli Uomini di Carta“ e i quadri informali degli anni Novanta-Duemila. Una carrellata d' immagini che spazia dagli anni quaranta fino ai nostri giorni. Ritratti, paesaggi, nature morte, ma anche vortici di colore, dinamismi cromatici dominano la scena dell’esposizione bolognese e soprattutto, nelle opere dell’ultimo quindicennio (dal 2000 al 2015), la grande protesta sociale espressa con la bella serie de “Gli Uomini di Carta” ovvero il profilo esistenziale di un’umanità, quella contemporanea, immersa in una crisi profonda, senza punti fermi su cui poter fondare la propria realizzazione. Siamo ricchi di mezzi per comunicare ma siamo rimasti privi di veri contenuti.

Patrizia Pacini Laurenti presenta 24 coloratissimi ed originali acquerelli con paesaggi, frutti, fiori ma anche raffinati temi universali, ritratti e omaggi alla storia dell'arte in un melange d'armoniosa macchia cromatica che avvolge lo sguardo di chi osserva le sue opere. Artista eclettica, durante i suoi soggiorni in varie parti del mondo ha potuto sperimentare molteplici tecniche d’utilizzo della tempera/acquerello realizzando un ricco carnet di lavori dallo stile inconfondibile. In tal modo è riuscita a caratterizzare un personale modus operandi, attraverso soggetti legati alle tematiche naturalistiche non convenzionali, un po’ metafisiche, un po’ surreali ma spesso legati a concetti cosmologici ed universali che, grazie l’acquerello, realizza con grande maestria. Mele siderali, chicchi d’uva che paiono particelle d’atomo: la natura viene raffigurata come una sorta di DNA del firmamento. Del resto come non comprendere che il singolo è legato al tutto? Che vita e materia naturali sono legate a vita e materia universali?

 

Anna Rita Delucca

 

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle ore 15:30 alle 19:00 fino al 6 Aprile 2015

La Corte di Felsina, via S. Stefano 53, Bologna

http://lacortedifelsina.oneminutesite.it

Vernissage con cocktail: Sabato 14 Marzo - ore 17:00

Entrata libera

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Paolo Bassi – After Storm

 

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 Andrea Messieri – Acqua

 

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Nicoletta Spinelli - Sweat

 Miscellanea EXPO 2

Giancarlo Martelli e Patrizia Pacini Laurenti

 

In occasione degli eventi correlati ad Arte Fiera - Art City - White Night, programmati dall’ente fieristico bolognese dal 23 Gennaio 2015, La Corte di Felsina presenta la mostra collettiva di artisti italiani e stranierei dal titolo Miscellanea Expo 2. I visitatori possono ammirare una serie di opere che spaziano dalla pittura, alla scultura fino alla fotografia, attraverso una carrellata di artisti che rappresentano stili e generi creativi differenti ma che in questo spazio si riuniscono assieme realizzando un armonico accordo.

La mostra si svolge a Bologna dal 24 al 31 Gennaio presso la Galleria La Corte di Felsina nelle sale di via Santo Stefano 53.

L’entrata al pubblico è libera.

Attraverso l’iniziativa dell’ente fieristico bolognese in occasione della White Night il 24 Gennaio si propone una carrellata di spazi espositivi, musei e gallerie pubbliche e private della città che danno libero accesso al pubblico per visitare i propri tesori artistici. E’ possibile scaricare dal sito di Arte Fiera i programmi degli eventi organizzati per corredare la manifestazione internazionale di Arte Fiera.

Il 24 Gennaio, dunque, si inaugura alle ore 19:00Miscellanea Expo 2” e può essere visitata fino alle ore 24:00. Nei giorni successivi la mostra rimane aperta dalle ore 15:30 alle ore 19:00 fino al 31 Gennaio.

 

Tra gli artisti partecipanti citiamo Carlo Pazzaglia, Paolo Bassi, Fabrizio Gavatorta, Nicoletta Spinelli,Tina Copani, Papito, Lorenza Beltrami, Luca Donati, Nagra (Graziella Massenz), Egidio Becchere, Sladjana Celestino, Paola Antonelli, Laura Bertazzoni, Fabrizio Malaguti, Roberto Carradori, Mattia Lolli, Andrea Messieri, Maria Luigia Ingallati, Carla Righi, Davide Vito Monaco, Patrizia Pacini Laurenti, Anna Maria Guarnieri.

 

Anna Rita Delucca

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Fabrizio Gavatorta

Il sogno rosso IV

 

 

 

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Carlo Pazzaglia - Prigione


 

 Ritratti dal Mondo degli Animali

 

Si è appena conclusa con grande successo di pubblico e critica la mostra
"Ritratti dal mondo degli animali " svoltasi a Bologna presso la Galleria dell'Associazione Arte e Cultura “La Corte di Felsina”

 

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Il percorso della mostra ha lo scopo di immergerci in un’ambientazione diversa dal classico mondo della fauna domestica o selvaggia che ci viene proposta dalla creatività straordinaria ed inimitabile della natura, ma, pur basandosi sulla rappresentazione tipica delle bellezze naturali, il nostro viaggio visivo si compie all’interno di un mondo in cui gli animali si trasformano in arte fantasiosa e originale, a volte visionaria e misteriosa, ma immortalata da variegati punti di vista in cui gli artisti intravedono l’occasione di esprimere una molteplicità di temi e spunti per narrare e narrarsi. Mitologia antica e saghe moderne si raccontano nei quadri di Valentine Atah e di Pamela Jica Mezea; cruda realtà quotidiana e tematiche sociali si avvicendano nell’opera di Leone Guglielmo Mingozzi o nelle scene di mendicanti di Roberto Carradori, mentre lo studio psicologico costituisce la chiave di lettura dei dipinti di Roberto Tomba. Le fotografie realizzate al microscopio da Paolo Bassi trasformano animali comuni come gli insetti in vere e proprie opere d’arte astratta; notevoli risultano le incisioni del “Piccolo Bestiario” di Laura Bettazzoni come pure i suoi reportage di viaggio che colgono scenari suggestivi ed inconsueti di una straordinaria fauna selvaggia. Infine l’originalità creativa e la minuzia tecnica di un’arte originale: la “rock painting” di Ernestina Gallina la quale, con vera maestria, realizza bellissimi esemplari di animali che prendono vita dalle forme più originali di sassi e pietre raccolti nella natura.

 

Anna Rita Delucca


 

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Big Bang Color

 

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Il Dubbio

 

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L’Albero del Paradiso

 Davide Vito Monaco

Il colore dei sogni

 

Dal 13 settembre al 5 ottobre a Bologna, nello spazio espositivo La Corte di Felsina, si potrà visitare la mostra personale del pittore colorista trevigiano Davide Vito Monaco. Autodidatta, ha iniziato a dipingere da pochi anni ma la sua grande passione per il cromatismo e la luce lo guida verso uno sviluppo tecnico in continua evoluzione evidenziandone in tal modo le doti naturali verso la pittura. Non è un caso che la sua prima opera, risalente al 2012, porti il titolo di “Big-Bang Color”: è il ‘magico’ inizio del suo percorso artistico, nato di getto, spontaneamente, senza necessità di elaborazioni e lo conserva come punto di riferimento per la creazione di tutte le opere successive. Tale istintivo modus operandi richiama alla mente un testo del grande cantautore Vasco Rossi “Le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole”. Esattamente alla stessa maniera prende vita l’opera pittorica di Monaco. La tecnica compositiva del tutto personale, si realizza tramite l’uso di pennelli spesso senza setole, trasformati in una sorta di ‘bastoncini spuntati’ con cui spalmare colori vivi, corposi ed energici. In tal modo l’artista coglie quella vitalità ed essenza della natura a che non si può vedere ad occhio nudo ma che ‘si sente’ attraverso la consapevolezza dell’anima e soprattutto attraverso la SPERANZA; del resto egli stesso afferma “Per me l’arte è la fotografia dell’amore”. La grande passione per la pittura macchiaiola, l’impressionismo francese ma al tempo stesso il cromatismo libero ed emotivo dei Fauves si riscontra in molte delle sue opere come pure si leggono le influenze dei suoi studi autodidattici sui colori di Van Gogh, Gauguin e (forse involontariamente ) un certo richiamo alla bidimensionalità dei Nabis ma si nota anche una sorta di spontaneità naif nell’apparente semplicità della rappresentazione scenica che lo avvicina, in qualche modo, allo stile di Ligabue. Ancora un accostamento si può indagare nella composizione pittorica di Davide Vito Monaco ed è al ‘Pointillisme’ di Seurat, poiché caratterizzato non tanto dalla scomposizione dei colori in piccoli punti a sottolineare la divisione dei toni, quanto dall’uso di pennellate più larghe distribuite in una sorta di riquadri: l’opera ‘Spiando l’anima’ ne costituisce un esaustivo esempio.

Anna Rita Delucca

 

La mostra è visitabile con entrata libera presso La Corte di Felsina, Via Santo Stefano 53, Bologna

Tutti i giorni dalle ore 15:30 alle ore 19 ,dal 13 Settembre al 5 Ottobre 2014

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Spiando l’Anima

 

 

 

 

 

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Lontani da Tutto


 

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Maria Luigia Ingallati

“I tetti delle case’”

 

Carla Righi

“Naturalis”

 

Riccarda Garattoni Galli

“Libertà mentale”

 

Luca Donati

“The fallen friend”

 

Laura Zacheo

“Fix”

Dedicato a Giorgio Morandi

50° anno dalla scomparsa (18 giugno 1964)

Omaggio dall’arte del nuovo millennio

Filippo Mattarozzi

“Time”

 

Fabrizio Malaguti

“Omaggio a Morandi”

 

Anna Maria Guarnieri

“Dal passato al futuro”

 

Dolores Principe

“No luogo, no tempo”

 

Laura Bertazzoni

“Silenzio morandiano”

Omaggio a Morandi

Si è conclusa con successo e grande affluenza di pubblico la mostra organizzata alla galleria dell’associazione arte e cultura La Corte di Felsina, in omaggio al grande pittore e incisore Giorgio Morandi. In occasione del cinquantenario dalla scomparsa del celebre artista la sua città natale ha realizzato una serie di importanti eventi per commemoralo: visite guidate alla casa-museo di via Fondazza 36, le collezioni di enti pubblici e privati, esposizioni nei luoghi frequentati dall’artista durante i suoi soggiorni estivi come Roffeno e Grizzana, sull’Appennino bolognese.

La mostra, curata dallo storico dell’arte Anna Rita Delucca, era suddivisa in tre sezioni la prima delle quali presentava un percorso di visita dedicato ad alcuni importanti maestri dell’arte che furono allievi di Morandi, da Aldo Borgonzoni a Pompilio Mandelli, da Norma Mascellani a Carlo Caporale fino a Carolina Marisa Occari l’ ultima sua allieva, oggi vivente, nella tecnica incisoria. Nel secondo settore erano riuniti disegni, fotografie e incisioni di artisti contemporanei: Filippo Mattarozzi con i suoi realistici ritratti realizzati esclusivamente con matita nera, i grandi formati fotografici di Paolo Bassi, Luca Donati e i pannelli in forex, Silvia Boldrini e la sua pittura digitale, la sofisticata composizione realizzata da Il Custa, la digital art di Margherita Calzoni, infine le bellissime acqueforti e calcografie di Laura Bertazzoni e Annalicia Caruso - quest’ultima in concomitanza con la mostra ha effettuato visite guidate per il pubblico presso il suo laboratorio d’incisione Museorfeo a Bologna in via Orfeo 24 -.

L’ultima sezione era dedicata a pittura e scultura con artisti di grande estro che si sono cimentati ciascuno in maniera del tutto personale, a rendere omaggio al grande maestro bolognese. Un solo filo conduttore: il tema del tempo, la natura, i piccoli ed umili oggetti tanto cari a Morandi, seppure riproposti con stili diversi ed originali. La metafisica di Giovanni Greco e Nagra (Graziella Massenz), la pittoscultura di Anna Maria Guarnieri, iperrealismo e astrattismo di artisti come Stefania Russo, Dolores Principe, Mario Sepe si affiancavano alla filosofia del movimento lento e imperscrutabile di Francesca Morozzi. Il ritratto meditativo di Laura Zacheo alternato ai paesaggi classici e silenziosi di Riccarda Garattoni Galli e Paola Antonelli; i romantici cipressi di Nicoletta Spinelli accanto alle spoglie montagne di Lorenza Beltrami richiamano alla mente la tematica morandiana della solitudine e del contatto con il mondo interiore. Colori vivi e prorompenti nei quadri di Davide Vito Monaco, ma pure il ‘pseudo-naif’ di Maria Luigia Ingallati commemorano, in uno stile del tutto autonomo, il grande pittore attraverso il soggetto paesistico. Fiori in un tripudio di tenui e timide tonalità si stagliano nelle opere di Tina Copani e Giancarlo Martelli mentre l’ocra, il verde e il bruno terroso, tipici della pittura del grande maestro si ripropongono nelle bottiglie e nature morte di Fabrizio Malaguti e Patrizia Pacini Laurenti. Infine le sculture in ferro di Carlo Pazzaglia e le terrecotte di Carla Righi: opere, ancora una volta, legate alle tematiche morandiane della meditazione, della spiritualità e della natura.Un omaggio dedicato al grande pittore dell’interiorità realizzato e trasmesso al pubblico attraverso i vari punti di vista della creatività e differenti tecniche di rappresentazione.

 

Per maggiori informazioni sfoglia la locandina.


 

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Apparizioni

 

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Liberazione

 

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Storie di ordinaria follia

 Francesca Morozzi e l’Arte Filosofica

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Genesi

 

 

 

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Stordimento esistenziale


L‘arte come espressione di una filosofia di vita: pittura che esprime il pensiero attraverso il colore, scultura che plasma la realtà trasformandola in essenza metafisica.

I suoi soggetti pittorici sono immortalati nella magica fase in cui visibile ed invisibile si aggregano e definiscono l’attimo fuggente prima di cambiare posizione o prima di mutare il loro comportamento.

Sulla tela il cromatismo corposo domina prepotente sullo spazio e interagisce sia con la raffigurazione sia con l’ambiente circostante, la materia riempie, eludendolo, il vuoto assoluto ma la sua ricerca evolutiva si arricchisce di continue sperimentazioni fino ad arrivare ad una fase in cui la scultura prende quasi il sopravvento attraverso l’utilizzo di metalli più o meno plasmabili come il rame, il ferro o l’acciaio con i quali realizza opere la cui principale caratteristica è la dinamicità che si esprime attraverso un gioco di pieni e vuoti, un contrasto tra spazio e materia, presenza/assenza che si alternano in una costruzione di trafori e fresature della lamina “ricamati” dalle sue mani creative.

La contrapposizione crea unità nel momento stesso in cui si riesce ad ottenere una sorta di armonia tra gli opposti avvicinandoli in un gioco d’incastri che scaturisce unicamente da un anelito d’assoluto e perfezione, ma l’arte filosofica di Francesca Morozzi è consapevole dell’immane difficoltà che assale l’essenza dell’uomo: quello stordimento del vivere in una precarietà esistenziale, quel fluttuare dell’essere nella prigione di un enigma universale.

E’ il motore esistenzialista che cattura l’attenzione dell’artista come del resto lo studio della psiche umana in tutte le sue parti più nascoste, anche quelle meno presentabili agli occhi altrui.

L’amore per Francis Bacon e la sua gestualità sentimentale sempre pronta a cogliere la solitudine dell’uomo moderno ma soprattutto l’interesse per l’Espressionismo tedesco, con la sua dedizione alla sensualità, all’emozione e al raggiungimento di una propria soddisfazione interiore attraverso l’occhio, l’espressione interiore, il disagio psicologico e la critica all’ipocrisia della società fungono da volano per la sua ricca creatività.

 

Anna Rita Delucca
(storico e critico d’arte)


 

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Anam

 

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Giancarlo Martelli

 

CARLO PAZZAGLIA

Carlo Pazzaglia

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(la natura morta contemporanea)

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Laura Zilocchi

 

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Stefania Russo

 

DIANA DEBORD

Diana Debord

 

PATRIZIA PACINI LAURENTI

Patrizia Pacini Laurenti

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A Bologna, presso l’associazione Arte e Cultura La Corte di Felsina dall’ 8 al 30 marzo 2014, è possibile visitare una mostra collettiva di artisti selezionati tra pittori, scultori e fotografi sul tema della natura morta. Il titolo è “Contemporary still life”. Nell’anno e in un mese in cui Bologna ospita la straordinaria mostra di Jan Vermeer, pittore non solo della famosa ‘Ragazza con turbante’, meglio nota come ‘La ragazza con l’orecchino di perla’, ma pure di splendide scene d’interni con nature morte di strepitosa bellezza, la mostra a La Corte di Felsina dedica uno spazio allo <still life> un tema che ancora oggi, riveduto e aggiornato, risponde a canoni estetici molto apprezzati dal pubblico dell’arte. Partendo dal dato di fatto che la <natura morta> nel corso dei secoli ha dovuto sopportare l’etichetta un po’ sminuente di ‘decorativa’, ‘domestica’ e ‘profana’ (a farle da contraltare fu la superiorità dell’arte religiosa), vogliamo rimarcare ulteriormente, semmai ce ne fosse ancora bisogno, il valore estetico e culturale ma anche simbolico di questo genere creativo che soltanto dopo l’Illuminismo ed in seguito con i quadri di Chardin, ha ottenuto il suo giusto riconoscimento. Nel percorso della mostra è possibile cogliere intimi significati espressi o celati nelle immagini di semplici frutti, fiori, oggetti di vita quotidiana narrati dalla mano corposa di pittori come Stefania Russo e Anam (Sara Lautizi), dalla forgia potente delle sculture di Carlo Pazzaglia o dai delicati acquerelli di Laura Zilocchi e Patrizia Pacini Laurenti o ancora dalle raffinate foto artistiche di Diana Debord. Un tuffo nella pacata ed avvolgente atmosfera di semplicità, un percorso ricco di piccoli misteri ed intime essenze nascoste nella bellezza rasserenante della natura e degli oggetti quotidiani.

 

Anna Rita Delucca
(storico e critico d’arte)

Per maggiori informazioni sfoglia la locandina


 

 

 

 

 

 

 Francesca Biagi

Essenza romantica nell’arte

 

Il principio che pone le basi dell’Impressionismo francese è l’intento di trasferire sulla tela l’emozione che prova l’artista nell’osservare la natura, fissandola attraverso l’uso dei contrasti luce/ombra, la forza del colore con le sue sfumature e la mancanza di contorni definiti: Claude Monet ne fu il primo rappresentante attraverso l’opera “Impression-soleil levant”. Al contrario, il concetto fondamentale degli espressionisti tedeschi (e in particolare di Kirchner) pone lo sguardo verso una rappresentazione del paesaggio, come pure del ritratto, molto semplificata nella forma e tende alla ricerca di una spazialità non più naturalistica, ma che si realizza tramite il contorno marcato di tonalità accese.

Si tratta di due scuole di pensiero che hanno influenzato in maniera esponenziale la storia europea del Novecento ed ancor oggi lambiscono la creatività di molti artisti, anche tra quelli più innovativi e rivoluzionari.

La pittrice bolognese Francesca Biagi racchiude nella sua opera, caratterizzata in prevalenza dal soggetto paesistico, entrambi questi concetti. La sua è una formazione di bottega, presso i maestri emiliani Antonio Postacchini e Wolfango, esperti conoscitori della pittura francese ottocentesca, ma anche studiosi dei macchiaioli toscani e amanti dell’essenzialità nella rappresentazione proclamata dal grande pittore Giorgio Morandi. In tale ambito F. Biagi accresce la sicurezza tecnica fino a raggiungere una maturità autonoma che si perfeziona attraverso l’osservazione della natura dal vero, ripresa a colpo d’occhio con l’obiettivo fotografico e riprodotta successivamente con l’uso della spatola e dei colori ad olio per trasferire sulla tela quell’emozione istantanea che la natura le ha trasmesso nell’istante preciso in cui l’ha fotografata. E’ la romantica, dolce visione di un campo di fiori, di un paesaggio esotico o di una rosa delicata colta nell’istante del suo più ridente rigoglio. Bellezza ed armonia espresse con aggraziato ardore, colte nella propria connotazione reale ma trasmutate in entità spirituali attraverso la continua ricerca d’unità tra materia e concetto, mondo delle idee e mondo tangibile: quell’eterna ricerca di unione che sin dalla notte dei tempi appartiene all’essenza dell’umanità.

 

Bologna, 23 Dicembre 2013

Anna Rita Delucca
(storico e critico d’arte)

 

 

 

 

Dal 24 gennaio al 3 febbraio la galleria La Corte di Felsina presenta Miscellanea Expo - Art City 2014. Mostra collettiva di pittura, scultura, fotografia, digital art in contemporanea con gli eventi correlati ad Arte Fiera. La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 15.30 alle 19 fino al 3 febbraio.

In occasione della 'Notte Bianca ' sarà possibile visitare la mostra fino alle ore 24.

La Corte di Felsina - via Santo Stefano 53, Bologna. http://lacortedifelsina.oneminutesite.it


 

 

 La Sperimentazione nell’Arte di Leonardo Prencipe

 

 

Leonardo Prencipe Ilaria 2013 olio su legno 83x60

 

 

 

 

Leonardo Prencipe Vecchio dolore 2012 tecnica mista su tela 160x120

L‘esperienza è il più antico metodo evolutivo della cultura e dell’arte: senza esperienza non vi è memoria, senza memoria non vi è storia e non vi è civiltà. Leonardo Prencipe sembra ricordaci questi concetti quando studiamo le sue opere che ci appaiono come immagini al di là dello spazio reale. La sua è una ricerca perenne, una continua sperimentazione di forme, tematiche e tecniche lungo un filo conduttore che ricollega tuttavia a unico obiettivo: rappresentare la realtà attraverso l’anima, attraverso il punto di vista del mondo interiore che si occupa non tanto della materialità delle cose e degli oggetti tangibili quanto soprattutto della loro natura nascosta, intima, speculativa e spirituale. I naturalissimi corpi femminili, leggeri, delineati con liquida e limpida pennellata d’acquerello steso sulla tela e non sul foglio di carta, le madri in attesa con i loro ventri rotondi e gravidi di vita che sprigionano tutta la bellezza del mistero del nascere e dell’esistere: poetica e psicologia sono basi concettuali che caratterizzano l’opera dell’artista pugliese che qui riassume tutta l’esperienza maturata a cominciare dall’Accademia di Brera, alla scuola di fumetto, alla passione per Eisner, al gusto giovanile per le bombolette e il writing fino allo studio delle più raffinate tecniche come la tempera con cui realizza tuttora redering per architetture d’interni eseguiti a mano secondo le tecniche tradizionali oggi ormai soppiantate dal disegno tecnico digitale. Sotto il suo riflettore è sempre e comunque l’umano rapportato alla mente: il soma, involucro dello spirito, corruttibile, destinato all’inesorabile deteriorarsi è soltanto un necessario e straordinario contenitore dell’uomo ‘altro’ in quanto essere libero, creatura eterea e distaccata dalla gravità costrittiva della realtà fenomenica. L’onirico prende a volte il sopravvento e trasporta in una dimensione ultraterrena; il mondo costruito, artificioso, innaturale si mescola col sogno nel mistero dell’unità primordiale, inscindibile tra uomo e universo. L’esperienza culturale ed artistica di L. Prencipe è intrisa di nozioni tecniche, pratiche, matematiche e digitali che gli derivano da un bagaglio di conoscenze acquisite non solo sui banchi di scuola ma nell’officina meccanica di famiglia tra motori e pezzi di ricambio: strumenti e materiali della quotidianità intersecati a studi di anatomia umana nel disegno, l’uso dei colori, dei pennelli, la grafica al pc e la fumettistica: il tutto rigorosamente condito di passione per la grandiosità dei maestri della storia dell’arte, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio, l’impressionismo e la coloristica macchiaiola fino all’approfondimento delle avanguardie novecentesche, astrattismo e arte concettuale in cui Prencipe trova un fondamentale trait d’union con il suo modus operandi: cosa si cela dietro l’opera? Scoprire e decifrare l’idea che la rappresentazione artistica conserva dentro di sé.


Anna Rita Delucca
(Ottobre 2013)

Leonardo Prencipe Alfetta 2013 acquarello su tela 100x150

 

Leonardo Prencipe Vespa 2012 acquarello su carta

 

Leonardo Prencipe Monotipo incisione punta secca e acquarello

 


 

 

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Il ‘Realismo/Fantastico’ di Stefania Russo


Bologna da sempre sforna artisti di grande spessore un po’ in tutti i campi, dalla pittura, alla scultura, dalla musica, alla scienza: quello che non mi è dato capire è come mai questi talenti restino per lo più relegati nella stretta cerchia cittadina o al massimo si possano riscontrare le loro presenze in ambito regionale.

La storia ci rammenta la fama di tantissimi creatori d’arte provenienti dal territorio felsineo: a partire dai celeberrimi Carracci e Guercino fino ai giorni nostri, se vogliamo citare non soltanto il grandissimo Giorgio Morandi, possiamo ricordare grandi pittori innovativi come Leonardo Cremonini, inventore della “Nuova Figurazione” oltre a tanti altri che certamente non abbiamo modo di elencare in questa sede.

Come fa notare il critico Eugenio Riccomini:- …. Non so davvero se, in qualche manuale di storia dell’arte dei nostri giorni questi pur così mirabili dipinti di Stefania Russo troveranno qualche spazio, qualche citazione …. – ( Tratto da - ‘Vetri, Foglie, Frutta: dipingere ciò che si vede’ - 26 /08/2010) anche la pittrice bolognese fa parte di questa grande fucina di talenti i quali, non si sa bene perché, non sempre vengono osservati con l’attenzione che meritano. La sua esperienza nel mondo del restauro monumentale a Venezia accanto agli studi svolti alle Belle Arti e al lavoro nel campo nella grafica pubblicitaria l’hanno avvicinata alla grande pittura del passato ma contemporaneamente all’ambiente d’ avanguardia degli anni Settanta e Ottanta, in particolare all’ambito iperrealista esportato nel mondo da grandi pittori americani tra cui Chuck Close e scultori come Duane Hanson o John De Andrea che nei suoi famosi nudi femminili puntava ad un realismo tangibile fino allo stremo.

La figura femminile, così come la natura morta, i soggetti floreali ma anche le geometrie solide e degli oggetti per l’artista bolognese fungono da punto d’incontro tra il realismo della sua esperienza di studio giovanile e la ricerca attuale di elaborazione meditata per trarre dall’oggetto rappresentato nell’opera la sua parte più intima; questa evoluzione avvicina Stefania Russo di più alla elaborata sintesi intimistica di un Morandi e magari ad un distacco metafisico della materia che ci riporta alla mente la meditata geometria di De Chirico o ancora a quel “Realismo- Magico” novecentesco sullo stile di un Felice Casorati o di un Antonio Donghi piuttosto che all’iperrealismo da cui era partita e il motivo è riscontrabile nell’obiettivo che muove tutto il suo lavoro artistico di questi ultimi anni: unificare e plasmare in un tutto armonico il disegno/graffito e la pittura.

Attraverso le tecniche d’affresco che utilizza per “intonacare” la tela di juta grezza su cui, una volta induritasi, va a disegnare e in ultimo a dipingere, l’artista ottiene un effetto uniforme che evidenzia tutta l’immagine e che oserei definire da “altorilievo pittorico”. Sia che rappresenti ritratti sia che dipinga nature morte o fiori, sia che raffiguri oggetti inanimati come sfere, cubi e solidi geometrici, sia che lavori il vetro o materiali come il bronzo e metalli, Stefania Russo non omette di evidenziare la propria ricerca di equilibrio estetico tra la fisicità e l’aspetto interiore, l’intima essenza dell’oggetto stesso rappresentato, un’intimità che è presente anche nelle cose più umili ed insignificanti e che richiama la nostra attenzione. Limoni, melagrane, visi di fanciulli, occhi e bocche di donne giovani o mature, un uovo, un bicchiere di vetro: ogni oggetto, che per caso finisca sotto la lente d’ingrandimento dell’artista diventa un soggetto prezioso, vivo, reale ma anche meditato, ricercato nelle sua sostanza più introspettiva e l’atmosfera di sogno che trapela nelle velature di colore leggero, spalmate su una ruvida tela di juta, fa da sfondo a tutta la rappresentazione e sottolinea la delicata raffinatezza di una personalità che, a nostro parere, proprio esteriorizzando l’interiorità della materia compie una profonda indagine per estrarne l’ intima e spirituale perfezione.

Anna Rita Delucca

 

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G. Massa – Foto tratta da “Close up”

 

Colore/NonColore nella Fotografia d’Arte

 

Via Santo Stefano 53 - Bologna

 

Dal 13 Aprile al 5 Maggio 2013

Orario: 15:30-19:00

 

Entrata Libera
(suonare La Corte di Felsina)

 

Sei artisti a confronto sul tema:

Effetti ottici del colore e b/n attraverso
tecniche antiche e contemporanee

 

Immagini di:

Mario Di Polito, Nicoletta Spinelli, Fabrizio Malaguti,
Ivan Riccardi, Stefania Nunzia Matera, Paolo Bassi

 

Con la partecipazione di:

Gaetano Massa

 

 

 

 


Per maggiori informazioni sfoglia la
locandina